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Dietro il “no” della Raggi l’incapacità di amministrare Roma

raggiUn “no” ampiamente atteso, eppure volutamente arrivato in ritardo. Fino all’ultimo, tanto che il sindaco di Roma Virginia Raggi ha lasciato ad aspettare il presidente del Coni, Giovannni Malagò, per un “impegno istituzionale”: un’insalata in trattoria.

Così si conclude la squallida vicenda del rifiuto della Raggi alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. Quella stessa Raggi che in campagna elettorale aveva detto: “Se vengo eletta sindaco, istituirò un referendum per far scegliere ai romani”. E che ora dice: “Niente referendum, i romani hanno deciso per il ‘no’ votando per me”.

Insomma, in una Roma devastata dalle emergenze trasporti e rifiuti, paralizzata dai disservizi, l’esponente 5 Stelle dice “no” per paura di ulteriore corruzione. Quella corruzione che proprio il suo movimento strombazza da sempre di voler combattere.

Un’occasione mancata, dunque, per dimostrare a tutti che i pentastellati sanno governare. Finora il Comune di Roma – nonostante i dirigenti del Campidoglio abbiano fatto presente che la macchina amministrativa è ferma – ha celebrato nozze gay e stanziato fondi per il Museo della Shoah. Per carità, scelte legittime, ma se queste sono le priorità della Raggi per la Capitale…
Un’occasione mancata per far vedere che le Olimpiadi si possono fare senza corruzione, mazzette e sprechi di soldi pubblici.

Insomma, al netto della maleducazione – non andare all’appuntamento con Malagò – quello della Raggi è un autogol politico. Reso imbarazzante dalla lettura da prima della classe del compitino in conferenza stampa.

Dietro il viso pulito  – e l’onestà non deve essere il valore aggiunto per vincere le elezioni ma il minimo sindacale – c’è il nulla politico, la totale incapacità di amministrare. Ecco in mano a chi sta Roma.