Carcere per i giornalisti, Bruti Liberati invita i pm alla cautela

di | 8 ottobre 2013 | attualità | Commenti disabilitati su Carcere per i giornalisti, Bruti Liberati invita i pm alla cautela

arrestosallustiIl procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha inviato una circolare a pm e viceprocuratori onorari del distretto giudiziario del capoluogo lombardo per sollecitarli a seguire la strada indicata i principi sanciti dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che lo scorso 24 settembre ha preso posizione contro la detenzione in carcere per i giornalisti accusati di diffamazione a mezzo stampa, condannando l’Italia per violazione della libertà di espressione. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, scrive il capo della Procura di Milano, “censura l’applicazione della pena detentiva” nei confronti dei giornalisti accusati di diffamazione perché la ritiene una pena “sproporzionata in relazione alla tutela della libertà di espressione”. Il procuratore ha, perciò, invitato i suoi colleghi milanesi a segnalare alla sua attenzione tutti quei “casi nei quali potrebbero ricorre circostanze eccezionali che renderebbero proporzionata la richiesta di applicazione della pena detentiva”.
Dopo l’arresto del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti (nella foto un fotogramma della diretta andata in onda su Tgcom), la cui pena detentiva è stata commutata dal Capo dello Stato nella corrispondente pena pecuniaria, la questione è finita di nuovo sotto i riflettori. È, infatti, finito in carcere alla veneranda età di 79 anni, per diffamazione a mezzo stampa, il giornalista Francesco Gangemi, direttore del mensile “Il Dibattito” di Reggio Calabria, nonché ex sindaco della città. Classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, all’anziano collega è stato notificato un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania. Decisiva per l’arresto è stata la condanna per diffamazione emessa il 21 novembre 2012, ma è solo l’ultima di una lunga serie: dal 2007 al 2012, il giornalista è stato colpito da otto sentenze dei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, soprattutto per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Nel provvedimento di arresto si fa espressa menzione che l’interessato “ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Il che, a 79 anni suonati, sarebbe anche normale.
Franco Siddi, segretario generale della Federazione della stampa ha definito la vicenda “allucinante”. “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – si legge in una nota – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. A diffondere la notizia del clamoroso arresto è stato il figlio, giornalista e direttore di un sito d’informazione online che ha denunciato le patologie di cui soffre il genitore per le quali si è visto assegnare una invalidità al 100%.

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