Cala l’inflazione: il Paese è fermo

di | 29 novembre 2013 | economia | 0 commenti

inflazioneLa crisi economica è talmente grave che l’inflazione rallenta ancora, pur restando inspiegabilmente alta. A novembre 2013, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione congiunturale dello 0,4% e un aumento dello 0,6% su base annua, in rallentamento rispetto alla dinamica rilevata a ottobre (+0,8%). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto – il cosiddetto carrello della spesa – diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono dello 0,8% su base annua (lo stesso valore rilevato a ottobre). Il rallentamento dell’inflazione a novembre – spiega l’Istituto di statistica -, il terzo consecutivo, è imputabile a un’ulteriore attenuazione delle dinamiche inflazionistiche che coinvolge tutte le tipologie di beni e servizi con particolare intensità nei beni energetici e negli alimentari freschi, al netto dei quali la crescita dell’inflazione (“inflazione di fondo”) resta stabile all’1,2%. Anche al netto dei soli beni energetici, l’inflazione segna lo stesso valore registrato a ottobre (+1,1%).
La dinamica congiunturale dell’indice generale è dovuta alle diminuzioni dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,1%) e dei servizi relativi ai trasporti (-1,0%), sui quali incidono fattori stagionali, e al calo dei prezzi dei beni energetici (-0,9%). L’inflazione acquisita per il 2013 scende all’1,1% dall’1,2% di ottobre. Rispetto a novembre 2012, il tasso di crescita dei prezzi dei beni resta stazionario allo 0,1% e quello dei prezzi dei servizi scende all’1,2% (era +1,4% nel mese precedente). Pertanto, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce di due decimi di punto percentuale rispetto a ottobre 2013.
Confesercenti esprime preoccupazione: “La caduta dell’inflazione non è più un segnale tranquillizzante bensì lo specchio di un Paese sfiduciato e fermo. Se poi aggiungiamo la disoccupazione alle stelle, i consumi al minimo, l’enorme quantità di chiusure di imprese, bisogna fare attenzione alla valanga che può abbattersi sulla tenuta economica e sociale del Paese”. L’associazione imprenditoriale sottolinea che “troppe incertezze e troppi timori sul futuro condizionano pesantemente i comportamenti di imprese e famiglie con un rischio reale di avvitamento dell’economia intera e di una fase di deflazione che va invece scongiurata. Occorre reagire con rapidità per restituire fiducia al Paese e permettere alle Pmi in particolare di tornare ad investire e creare nuovo lavoro. Le decisioni che vanno prese – conclude – riguardano più che mai una spesa pubblica che va tagliata con coraggio per ridurre la pressione fiscale in modo significativo ed urgente. Il tempo dei piccoli aggiustamenti è davvero finito”.

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