Bonanni: “Electrolux banco di prova per Renzi”

Raffaele-BonanniRaffaele Bonanni aspetta Matteo Renzi al varco: il tempo è scaduto, la crisi va affrontata. ”Electrolux sarà il banco di prova per il governo, se ha intenzione di fare politiche industriali per il Paese”. Così il segretario nazionale della Cisl, incontrando a Porcia i lavoratori della multinazionale svedese, nel presidio davanti alla fabbrica friulana. ”Qui lo aspettiamo – ha proseguito il leader sindacalista – per politiche capaci di sostenere l’azienda, perché le produzioni continuino e perché l’innovazione sia all’ordine del giorno in questa realtà come da parte nostra si è detto nell’ultimo incontro con la proprietà”.
”Il Jobs act, il piano per il lavoro è questo”, ha poi detto riferendosi alla sede della Electrolux. ”Non può essere – ha proseguito – qualcosa che mette mano alle regole del lavoro, ma misure che mantengono in piedi le fabbriche, i sostegni che si danno alle aziende, i fattori che danno sviluppo e che in Italia sono tutti sparati”. Secondo Bonanni la concorrenza degli altri Paesi, o la combattiamo rafforzando i sistemi che sono intorno alle aziende, altrimenti le proprietà, come fa Electrolux, guardano altrove. “Il Jobs act non può essere una sorta di paravento – ha affermato – per non discutere i nodi strutturali della vicenda industriale italiana”.
”Ho visto che Renzi non è venuto qui a Porcia, probabilmente perché voleva prepararsi per offrirci delle posizioni utili”, ha poi rincarato la dose. ”Ha avuto il tempo – ha proseguito Bonanni – ora può convocarci e dirci che idee ha per sostenere questa produzione, per discutere con la proprietà e dire cosa si offre per dare prospettive alle produzioni di qui e di altri sedi Electrolux”.
Poi Bonanni è entrato nel merito delle molte questioni che riguardano il grave stato di crisi del nostro Paese. ”Ridurre le paghe in Italia è assurdo. L’unico modo che abbiamo è quello di competere con migliore energia, migliori tasse, migliore amministrazione e migliore infrastrutture”.
”Da venti anni – ha proseguito Bonanni – non ci si occupa di energia, di infrastrutture, di tasse, di pubblica amministrazione, di servizi, cioè di tutti quegli aspetti che possono farci recuperare il gap che abbiamo con altri Paesi, che giocando sulla paga dei lavoratori – ha aggiunto – noi non potremo mai raggiungere”.
“Diciamo a Renzi: taglia le tasse a lavoratori e pensionati, acquisteranno i beni delle industrie e le imprese torneranno a produrre e assumere”, ha poi detto Bonanni. “Sulle tasse – ha proseguito – Renzi ha detto tante cose. Io dico che dobbiamo scegliere una cosa sola. Diamo liquidità alle imprese tagliando l’Irap o diamo soldi alle imprese che hanno lavorato per la Pa? Ma se non hanno commesse, o li mettono in banca o pagano i loro debiti, e non esce un posto di lavoro. È come buttare soldi da finestra. Quindi tagliamo le tasse – ha precisato – a lavoratori e pensionati”.
Poi Bonanni ha chiarito che “a noi servono gli ammortizzatori sociali, ma un conto è entrare nella logica di quelli per la ristrutturazione aziendale, un conto usarli come la morfina per un corpo già morto”. “Dare più garanzie all’azienda – ha proseguito – in termini di sostegno allo sviluppo è una cosa, dare le condizioni perché la produzione faccia sparire le sue sfasature è un’occasione da cogliere. Ma la cassa integrazione senza modificare gli elementi relativi al costo lavoro, all’energia, alle infrastrutture e ad altri elementi – ha sottolineato – significa scavarsi la fossa da soli”.
Più in generale, il numero uno della Cisl ha evidenziato che “in una situazione di crisi bisogna stare attenti a non togliere le ruote al carro”. “Discutiamo con calma – ha proseguito – su cosa si può fare per il futuro, ma facciamo attenzione perché con cambiamenti in costanza di crisi i lavoratori la pagherebbero caramente. Voglio ricordare tra l’altro che i soldi degli ammortizzatori sociali per la stragrande maggioranza vengono dalle imprese. Quindi non si capisce tutta questa discussione. Andiamo cauti e cerchiamo di capire bene che cosa si può fare insieme. Può essere grave anche per le imprese, che vogliono mantenere la loro manodopera. Da noi in Italia è un valore fare contratti solidarietà oppure la cassa integrazione ordinaria. Significa non disperdere professionalità, significa che ci guadagna anche l’impresa, a mantenersi in contatto con il lavoratore. Non vorrei che si usassero slogan facili – ha concluso – per titillare le ‘ancestralità’ di qualche famiglia culturale del Paese”.

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