Bollo equo sui risparmi, Banca etica: la Camera modifichi la legge di stabilità

di | 12 dicembre 2013 | economia | 0 commenti

ugo presidenteDopo la frettolosa approvazione al Senato, dettata più da altre scadenze politiche che dal confronto sul rilancio dell’Italia, la Legge di Stabilità è finalmente entrata nel vivo della discussione alla Camera dei Deputati dove la commissione Bilancio sta lavorando già da diversi giorni sulle proposte di emendamento in vista dell’approdo in Aula previsto per il 17 dicembre. Banca Etica rilancia con forza la mobilitazione a difesa dell’azionariato popolare e invita il Governo e tutti i deputati, a partire da quelli che siedono in Commissione Bilancio, a modificare la norma iniqua, introdotta nel 2011, che a fronte di un bollo dell’1,5 per mille sui depositi e gli investimenti bancari impone una soglia minima di 34,20 € che colpisce in modo smisurato i piccolissimi investitori.

“Abbiamo già evidenziato che questa soglia minima è incostituzionale in quanto regressiva. Chi ad esempio abbia un investimento di 1000 euro si trova a pagare un bollo pari al 34 per mille, contro l’1,5 (che potrebbe salire al 2 o al 2,5 per mille con la legge di stabilità) richiesto agli investitori più facoltosi che depositano somme superiori ai 17mila euro – spiega il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri – riteniamo che la tassa debba essere progressiva o almeno proporzionale per tutti, in modo da non penalizzare i piccoli azionisti che compongono la gran parte della base sociale di esperienze di democrazia economica come la nostra. Stiamo ricevendo sul nostro sito web centinaia di commenti che appoggiano la nostra mobilitazione”.

Banca Etica auspica che la Camera modifichi la legge eliminando la soglia fissa di 34,20 euro e imponendo a grandi e piccoli la stessa quota percentuale di imposizione. In alternativa Banca Etica chiede almeno che i piccolissimi azionisti con investimenti fino a 1000 euro siamo esentati dal pagamento di questa esorbitante soglia fissa che inevitabilmente erode nel tempo il capitale del piccolo azionista, assai più velocemente di ogni possibile rendimento. “Sappiamo che l’eventuale esenzione per i piccoli risparmiatori non ridurrebbe in alcun modo il gettito della tassa, visto che di fronte alla prospettiva di progressiva diminuzione del capitale, essi sono costretti a vendere le proprie partecipazioni” – conclude Biggeri.

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