Berlusconi ci ripensa e vota la fiducia al governo Letta

di | 2 ottobre 2013 | editoriali | Commenti disabilitati su Berlusconi ci ripensa e vota la fiducia al governo Letta

BerlusconiColpo di scena in Parlamento. Berlusconi ci ripensa e fa retromarcia: il Pdl – Cavaliere in testa – ha votato la fiducia al governo Letta. Un dietrofront “non senza interno travaglio”, visto che il gruppo del Senato aveva deliberato il contrario.

La decisione del leader del centrodestra sembrerebbe dettata dal tentativo di rincorrere i dissidenti.

I numeri per far continuare il governo Letta a Palazzo Madama già c’erano infatti: grazie ai 23 firmatari di una mozione a sostegno dell’esecutivo, provenienti da Pdl e Gal. Secondo Roberto Formigoni sarebbero addirittura 35 i dissidenti.

In ogni caso è nata “una nuova maggioranza” come ha certificato Dario Franceschini del Partito democratico.  Formigoni ha poi commentato così la dichiarazione di voto a favore del governo espressa da Berlusconi in aula: “Ci chiamavano traditori, adesso tutto il Pdl vota la fiducia, forse siamo stati dei lungimiranti pionieri. Chi di dovere prenda nota” .

Il progetto di uscire dal partito e di formare dei gruppi autonomi, ha aggiunto l’ex governatore lombardo, rimane: “Abbiamo deciso di vederci in serata” con gli altri parlamentari dissidenti”.
Prima di incassare la fiducia, il premier, rivolgendosi all’Aula del Senato, aveva posto l’accento sulla criticità della situazione del Paese e su quanto fosse fondamentale mettere da parte ogni conflitto per il bene comune: “Concentriamoci solo su quello che dobbiamo fare, su quelle riforme che il Paese si sta stancando di chiederci”.

Il presidente del Consiglio ha chiesto “coraggio e fiducia”. “Mi appello al Parlamento tutto, dateci fiducia per realizzare questi obiettivi. Una fiducia che non è contro qualcuno, ma per l’Italia”, dice il premier, “per gli italiani e per le italiane”. “Dobbiamo costruire un patto di stabilità interno per stimolare gli investimenti invece che bloccarli. Senza investimenti non c’è innovazione e crescita. L’incubo di una recessione lo abbiamo alle nostre spalle”, la legge di stabilità “è un’occasione per il cambiamento”. Così Letta, che ha ribadito che verranno prese misure affinché il rapporto deficit/Pil rientri entro il 3% nel 2013. “Il nostro obiettivo è l’aumento di un punto del Pil nel 2014. Proprio perché non vogliamo nuove tasse”, anzi “vogliamo abbassare le tasse verrà tagliata la spesa pubblica”. Il premier poi ha sottolineato i benefici della “stabilità messa così clamorosamente a repentaglio”.

Poi ha ribadito che i piani della vicenda giudiziaria di Berlusconi devono essere separati da quello del governo. “Non potevano né possono essere sovrapposti”, ha spiegato. “Basta convulsioni” sulla vita del governo e sulla decadenza di Silvio Berlusconi, ha chiesto.
Sulle riforme istituzionali “nessun stravolgimento, nessun golpe, nessun attentato ai principi fondamentali della Costituzione. Questa volta ce la possiamo fare, costruire istituzioni funzionali e costruire una legge elettorale che restituisca il diritto di scegliere ai cittadini e consenta a chi vince di governare davvero”. Così Letta al Senato. Il governo, ha aggiunto, intende “sostenere e accompagnare attivamente il percorso parlamentare di modifica della legge elettorale, per evitare che il Paese possa tornare al voto con l’attuale legge”. Una linea “che non è in contrasto con la consapevolezza che poi andrà rivista” in base al modello istituzionale costruito al termine del processo riformatore. “Oggi in poco tempo possiamo riformare la politica: i provvedimenti sono all’esame del Parlamento, se rapidamente discussi faremo una svolta con la pubblica opinione. Il tempo di attesa è scaduto”. Così il premier, che inoltre ha espresso “gratitudine a Napolitano per quanto fa per l’Italia. Il governo è nato in parlamento e qui deve morire”. “Abbiamo il dovere di restituire ai nostri figli la speranza – ha concluso il premier -. L’11 marzo del 1947 un grande liberale, Benedetto Croce, si rivolse in Parlamento ai suoi colleghi dell’Assemblea costituente con queste parole: ‘Ciascuno di noi ora si ritiri nella sua profonda coscienza e procuri di non prepararsi, con il suo voto poco meditato, un pungente e vergognoso rimorso”.

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