Bankitalia: ripresa debole, sale ancora la disoccupazione

di | 17 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

bankitalia“L’economia italiana tornerà alla crescita, ma sarà una ripresa modesta”.Così la Banca d’Italia nell’ultimo bollettino economico, secondo cui il Pil italiano “dopo essersi ridotto dell’1,8% nel 2013, crescerebbe dello 0,7% nel 2014 e dell’1% nel 2015”.
Tuttavia, prosegue Bankitalia, i rischi per la crescita “restano orientati verso il basso”. In particolare, “se le condizioni di accesso al credito rimanessero restrittive più a lungo di quanto prefigurato o se i pagamenti dei debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche registrassero differimenti, la ripresa degli investimenti sarebbe ritardata”. Siamo alle solite, insomma: senza soldi per famiglie e imprese, non si riparte.

Inoltre, spiega il bollettino, “sulla base dei dati disponibili, si può valutare che l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche sia rimasto in prossimità della soglia del 3% del Pil, nonostante l’ulteriore flessione del prodotto” nel 2013. “Il fabbisogno del settore statale è fortemente aumentato, risentendo di vari fattori straordinari, come il pagamento dei debiti pregressi in conto corrente delle amministrazioni pubbliche e il venir meno degli effetti del provvedimento sulla tesoreria unica, che aveva contenuto il fabbisogno del 2012”.

Nelle previsioni del governo, prosegue Palazzo Koch, l’indebitamento netto “scenderebbe in ciascun anno del triennio 2014-16”. Per quanto riguarda, invece, il rapporto debito/Pil, Bankitalia stima un aumento di quasi sei punti percentuali tale da fare collocare questo rapporto “in prossimità del livello stimato nel Documento programmatico di bilancio 2014 di ottobre (132,9 per cento)”. L’incidenza del debito pubblico sul Pil, secondo via Nazionale, tornerebbe a scendere a partire dal 2015.

In questo scenario le previsioni dell’inflazione al consumo per il biennio 2014-2015 sono state riviste al ribasso, poco sopra l’1 per cento quest’anno, attorno all’1,4 il prossimo. Anche i prezzi interni, misurati dal deflatore del Pil, crescerebbero a un ritmo contenuto, per l’effetto degli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata sulle politiche di prezzo delle imprese.

Dulcis in fundo, si fa per dire: la disoccupazione invece aumenterà ancora quest’anno e il prossimo, fino a sfiorare quota 13 per cento.

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