Papa Francesco e Bagnasco (Cei) in difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna

di | 12 settembre 2013 | politica, Senza categoria | Commenti disabilitati su Papa Francesco e Bagnasco (Cei) in difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna

Papa Francesco“La famiglia è ben più che “tema”: è vita, è tessuto quotidiano, è cammino di generazioni che si trasmettono la fede insieme con l’amore e con i valori morali fondamentali, è solidarietà concreta, fatica, pazienza, e anche progetto, speranza, futuro. Tutto questo, che la comunità cristiana vive nella luce della fede, della speranza e della carità, non è mai tenuto per sé, ma diventa ogni giorno lievito nella pasta dell’intera società, per il suo maggior bene”. E’ uno dei passaggi significativi del lungo messaggio che il Santo Padre ha indirizzato ad organizzatori e partecipanti della 47ma Settimana sociale dei cattolici italiani che si è aperta questo pomeriggio a Torino.

Papa Francesco ha sottolineato l’apporto del Beato Giuseppe Toniolo alla prima edizione delle Settimane sociali: “La figura del Beato Toniolo fa parte di quella luminosa schiera di cattolici laici che, nonostante le difficoltà del loro tempo, vollero e seppero, con l’aiuto di Dio, percorrere strade proficue per lavorare alla ricerca e alla costruzione del bene comune”

Il Successore di Pietro si è poi soffermato sul concetto di famiglia. facendo espliciti riferimenti alle Encicliche del suo Predecessore, Benedetto XVI: “Come Chiesa offriamo una concezione della famiglia, che è quella del Libro della Genesi, dell’unità nella differenza tra uomo e donna, e della sua fecondità”. “In questa realtà – ha aggiunto – riconosciamo un bene per tutti, la prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica Italiana. Infine, vogliamo riaffermare che la famiglia così intesa rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo, e come tale merita di essere fattivamente sostenuta. Le conseguenze, positive o negative, delle scelte di carattere culturale, anzitutto, e politico riguardanti la famiglia toccano i diversi ambiti della vita di una società e di un Paese: dal problema demografico – che è grave per tutto il continente europeo e in modo particolare per l’Italia – alle altre questioni relative al lavoro e all’economia in generale, alla crescita dei figli, fino a quelle che riguardano la stessa visione antropologica che è alla base della nostra civiltà”.

Il testo si conclude con l’invito di Bergoglio a non “ignorare la sofferenza di tante famiglie, dovuta alla mancanza di lavoro, al problema della casa, alla impossibilità pratica di attuare liberamente le proprie scelte educative”, “la sofferenza dovuta anche ai conflitti interni alle famiglie stesse, ai fallimenti dell’esperienza coniugale e familiare, alla violenza che purtroppo si annida e fa danni anche all’interno delle nostre case”.” A tutti – ha detto – dobbiamo e vogliamo essere particolarmente vicini, con rispetto e con vero senso di fraternità e di solidarietà”.

bagnascoSulla stessa lunghezza d’onda la prolusione del cardinale Bagnasco, presidente della Cei: “Una società che non investe sulla famiglia non investe sul suo futuro e si limita, come spesso dobbiamo costatare, ad affrontare emergenze e allocare risorse senza un chiaro progetto”. Nel suo discorso l’arcivescovo di Genova ha sottolineato che “la famiglia non deve essere solo oggetto delle politiche sociali, che purtroppo sono ancora insufficienti o inattuate. Essa deve farsi soggetto attivo, anche unendosi in associazioni, che con più forza portino il loro contributo e facciano sentire la loro voce”.

La Chiesa, attraverso il suo magistero sociale, “da sempre afferma che la famiglia va posta al centro delle politiche sociali, poiché rappresenta un perno per lo sviluppo, per il suo ruolo insostituibile nel generare e nel crescere a prole e per la partecipazione al mondo dell’economia e del lavoro”. Di conseguenza svolge un ruolo di “affiancamento” in questo “cammino affascinante ma anche esigente”.
Del resto nessun attento osservatore della realtà può negare che “la tenuta sociale, infatti, non dipende in primo luogo dalle leggi, ma dalla solidità della famiglia aperta alla trasmissione della vita e prima palestra di legami, luogo privilegiato dove si apprendono, si sperimentano e si rigenerano”. Questo “porto sicuro ” è la famiglia “tradizionale”, quella, cioè, fondata sul matrimonio tra persone di sesso diverso, l’unica aperta alla trasmissione della vita.
Le misure per tutelare la famiglia passano attraverso la creazione di un fisco basato sul quoziente familiare, che determini un circolo virtuoso tra le famiglie e la società nel suo insieme. Occorre intervenire anche sul lavoro che “deve essere organizzato in modo da rispettare le dinamiche relazionali tipiche della vita familiare, senza impedire i legittimi e necessari momenti di incontro e di riposo. Troppo spesso si esige da chi lavora che sia data totale priorità all’attività lavorativa, fino a trascurare le relazioni familiari”.
Non poteva mancare, da parte del massimo vertice dei vescovi italiani, un riferimento alla tema della disoccupazione: “Va affrontato con efficacia il problema dell’occupazione, in particolare per non costringere i giovani a farsi emigranti impoverendo il Paese di giovinezza e di professionalità, o per non rischiare, come in parte sta già avvenendo, di lasciarli inoperosi, con conseguenze gravi sul versante sia personale che familiare e sociale”.

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