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Ilva, arriva un po’ di ossigeno ma resta il nodo indotto

ILVA: IN FABBRICA S'INCONTRANO FERRANTE-SINDACATIDopo pochi giorni dall’ingresso in amministrazione straordinaria, per l’Ilva sembra arrivare una schiarita sul fronte finanziario. Tuttavia sulla partita dei crediti pregressi sollevata dall’indotto e dai trasportatori oltre due settimane fa non si registrano ancora passi avanti, come dimostra la protesta di ieri dei trasportatori di Taranto, che con 150 mezzi hanno marciato sulle statali per Bari e per Reggio Calabria.
Questa la situazione dell’azienda, con la dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale di Milano e il vertice di ieri a Palazzo Chigi col premier Matteo Renzi e i ministri Pier Carlo Padoan e Federica Guidi insieme ai vertici di Cassa depositi e prestiti. La stabilizzazione dell’Ilva sotto il profilo finanziario dovrebbe consentire all’azienda di avere le risorse necessarie a riavviare la produzione, a pagare i prossimi stipendi e i lavori commissionati dal 21 gennaio in poi (data dell’inizio dell’amministrazione straordinaria), nonché ad effettuare investimenti per l’ambientalizzazione e la messa in sicurezza degli impianti a Taranto. Da mesi, infatti, l’azienda è travolta da una forte crisi di liquidità e gravata da quasi tre miliardi di esposizione come certificato dallo stato di insolvenza riconosciuto dai giudici di Milano.
Un pacchetto di misure viene ora messo a punto dal governo, insieme ai vertici di Cassa depositi e prestiti, Fondo strategico italiano e commissari dell’amministrazione straordinaria.
Il primo intervento per l’amministrazione straordinaria viene dalle banche, che hanno dato l’ok a riaprire linee di credito dopo quelle attivate, tra settembre e novembre scorsi, per 250 milioni a valle di una trattativa cominciata a luglio.
Le banche, in questa occasione, garantirebbero a quanto si apprende 160 milioni. La seconda misura allo studio sarebbe un prestito ponte di Cdp, garantito dallo Stato, pari a circa 500 milioni di euro. Prestito che verrebbe erogato all’amministrazione straordinaria dell’Ilva perché possa mettere in cantiere gli investimenti che servono al siderurgico di Taranto a cominciare dal rifacimento dell’altoforno 5, il più grande d’Europa. Sono fonti industriali a precisare oggi che l’intervento pubblico, con garanzia dello Stato, sarebbe superiore a quanto emerso in un un primo momento ieri (circa 200 milioni). All’orizzonte dell’Ilva resta sempre la costituzione di una new company che dovrebbe prendere in fitto dall’amministrazione straordinaria gli impianti, ma questa fase sarebbe collocata dopo la stabilizzazione finanziaria. Altra misura, poi, riguarda lo svincolo dei 150 milioni accantonati da Fintecna, società di Cdp, a fronte di un vecchio contenzioso ambientale tra l’Iri e il gruppo Riva, svincolo che si avrebbe con gli emendamenti al decreto legge, attualmente in Senato, i quali rimuoverebbero il parere preventivo del ministero dell’Ambiente e dell’Avvocatura dello Stato.
Se quindi per l’assetto finanziario dell’Ilva si stanno predisponendo degli interventi, non è ancora chiaro come l’Ilva pagherà i crediti vantati da indotto, fornitori e trasportatori. Solo a Taranto l’indotto industriale, che pure ha ottenuto dei pagamenti con le tranche del prestito delle banche, dichiara di vantare dall’Ilva ancora 150 milioni. E da Confindustria Taranto ai trasportatori sono tutti concordi oggi nel sottolineare che vanno bene le nuove risorse garantite dalle banche all’Ilva, ma il pregresso resta un problema sostanzialmente irrisolto. Anche le ultime proposte fatte dall’Ilva ai trasportatori riguardano infatti i pagamenti dal 21 gennaio in poi, seconde nuove condizioni contrattuali, e non quelli antecedenti quella data. A Taranto, infine, l’azienda ha annunciato ai sindacati metalmeccanici che lunedì prossimo ripartirà il laminatoio a freddo.