Assistenti domestici, a Roma convegno dell’Assindatcolf

di | 29 novembre 2013 | economia | 0 commenti

colfSecondo una indagine Censis del 2013 – condotta presso un campione di 1500 collaboratori domestici individuati su tutto il territorio nazionale – i collaboratori domestici sono prevalentemente donne (82,4%) e di età intermedia, tra i 36 e 50 anni (56,8%). La maggioranza degli addetti che lavora presso le famiglie sono migranti (77,3% del totale), sebbene la loro presenza sul territorio sia abbastanza diversificata. Mentre infatti al Nord e al Centro è quasi esclusiva (al Nord sono stranieri l’81,4% dei collaboratori e al Centro l’81,7%), al Sud si registra una significativa incidenza di italiani, pari al 35,7%. L’esame dei dati è stato il punto di partenza iniziale del convegno organizzato in occasione del 30° anniversario dalla sua fondazione, dall’Assindatcolf, Associazione Nazionale tra i Datori di Lavoro Domestico – con il Patrocinio della Camera dei Deputati, che si è svolto a Roma presso Palazzo Montecitorio. Diverse le voci esperte in materia intervenute durante l’incontro e tra loro figura Luigi Enrico Golzio, Direttore Scuola Dottorato Fondazione Universitaria “Marco Biagi” e Professore nell’Università di Modena e Reggio Emilia.

“Nell’economia del Paese, ed in particolare di quella della famiglia, il lavoro domestico sta diventando sempre più rilevante – afferma Renzo Gardella, Presidente della organizzazione di categoria – il settore è in espansione e conta oltre 1.500.000 lavoratori e altrettanti datori di lavoro. In un Welfare che lo Stato non riesce più a garantire in un modo universale, si vuole evidenziare che l’assistenza a soggetti non autosufficienti, bambini e anziani, rende gravoso per le famiglie l’onere dell’autogestione. Per quanto ci riguarda, quindi, questo Convegno lo vogliamo considerare non un punto di arrivo, ma un vero e proprio punto di partenza per i prossimi anni”. “Oltre agli obiettivi interni, quali la celebrazione del 30° dalla costituzione e la volontà di far conoscere di più l’Associazione e le Sue attività – spiega il vicepresidente Andrea Zini – abbiamo voluto toccare il tema sociale, che non è primario nella nostra missione, ma è fondamentale per poter capire tutte le dinamiche del settore e, in parte, anche le dinamiche sociali della evoluzione della società italiana, di cui le famiglie sono il nucleo primario. In questo studio abbiamo voluto inserire anche una domanda concreta di aiuto che le famiglie datrici di lavoro incessantemente ci segnalano: la gravosità dell’assistenza ai familiari non autosufficienti. Sia per il tempo che per la spesa che i singoli nuclei debbono sostenere”.

Nell’ultimo decennio tutta l’area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie ha costituito per il nostro Paese un incredibile bacino di crescita occupazionale. Il numero effettivo dei collaboratori che, con formule e modalità diverse, prestano la loro attività presso le famiglie è passato da poco più di un milione del 2001 agli attuali 1 milione 655 mila (+53%). Nel 2011 quasi 2 milioni 600 mila famiglie (il 10,4% del totale) si sono rivolte al mercato, per acquistare servizi di collaborazione, di assistenza ad anziani o altre persone non autosufficienti e di baby sitting. La maggior parte dei collaboratori famigliari presta assistenza ad almeno una persona adulta bisognosa di cure (60,2%), in massima parte anziani al di sopra dei 75 anni. Nelle attività di assistenza alla persona sono molto più coinvolti i collaboratori stranieri (68,1%) rispetto ai loro colleghi italiani che lo fanno nel 33,3% dei casi. La maggioranza proviene dai paese dell’Est Europa (complessivamente il 55,4%), e il particolare dalla Romania (primo paese di origine), Ucraina (primo paese di provenienza dei collaboratori che operano al Sud). Ma anche le Filippine costituiscono un bacino importante di offerta di lavoro, visto che ben il 7,8% proviene da quest’area. I dati rivelano che l’83,4% degli assistenti famigliari svolge attività di governo della casa (pulizie, spesa, piccole commissioni, ecc.), il 54,8% assistenza semplice alla persona, il 29,4% assistenza di base a persone non autosufficienti, il 18,3% accudisce i bambini e il 15,3% effettua invece un’assistenza più specialistica alla persona, che potremmo definire “avanzata”. I collaboratori di origine straniera, inoltre, non solo sono più versatili, ma sono anche molto più presenti nell’assistenza alle persone. Mediamente, i collaboratori familiari svolgono questo lavoro da 8 anni e hanno intrapreso il percorso professionale all’età di 33,7 anni. Nel 2009, l’esperienza media era pari a 7 anni.

La variabile della regolarità contrattuale divide, di fatto, l’Italia in due: nel Nord, dove l’inadempienza totale si limita a casi marginali (riguarda il 9,9% dei lavoratori) e in quasi la metà dei casi le famiglie rispettano per intero le regole esistenti (47,3%); dall’altro, il Centro e il Sud, accomunati dalla scarsa percentuale di rapporti di lavoro “totalmente regolari” (interessano il 23,3% dei collaboratori al Centro e il 23,7% al Sud) e entrambi caratterizzati dalla presenza di un sommerso molto diffuso. In particolare, al Sud c’è una percentuale altissima di “nero” totale (nel 53,9% dei casi non c’è alcun pagamento di contributi), al Centro questa è più bassa (33,9%) ma si aggiunge a un’area altrettanto ampia di irregolarità parziale (35,6%), casi nei quali le famiglie versano solo parte dei contributi.Appare evidente che solo una lavoratrice su tre è in regola. Le assistenti italiane con condizioni contrattuali totalmente regolari sono il 26,4% contro il 36,9% delle assistenti straniere. Il 20,5% delle assistenti italiane ha condizioni contrattuali parzialmente irregolari contro il 42,9% delle assistenti straniere. Sono soprattutto le assistenti italiane quelle con condizioni di totale irregolarità, con un 53,1% contro il 20,2% delle assistenti straniere.

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