Antisemitismo, un odio che viene da lontano

di | 28 gennaio 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

antisemitismodi Mario Di Vito*

Il 27 Gennaio di ogni anno ricorre la gloriosa giornata della Memoria ed assai bene hanno fatto molti governi della Terra a segnare nel ricordo di ciascuno di noi gli indicibili orrori commessi in danno degli ebrei.

Lo scrivente con queste sue semplici riflessioni di buon cristiano si propone solo di contribuire pure lui a tale doveroso ricordo, anche se vuole dare forse “un’aggiunta”, moderata e modesta al massimo, alle innumerevoli dotte dissertazioni, che nel corso dei tempi si sono sviluppate sull’argomento.

Innanzi tutto, appare ovvio che per conoscere le possibili, reali e concrete cause dell’antisemitismo, bisogna far riferimento necessariamente all’altro più complesso fenomeno del razzismo, altra piaga dell’umanità, sorta dopo molti secoli rispetto all’antisemitismo, ad affliggere pur’essa la nostra esistenza, verso la metà del 1700, quando lo scienziato svedese Carlo von Linnè (latinizzato in Linneo) propose con il suo trattato “Sistema naturae” la classificazione degli esseri umani in quattro varietà. Oggi, possiamo forse dire che abbiamo raggiunto una più sincera e definitiva soluzione su questo doloroso problema, grazie soprattutto alle decisioni dell’Onu di enunciare e diffondere una serie di Dichiarazioni antirazziste con costante gradualità e precisamente sin dall’inizio del 1948 fino ad arrivare al giugno del 1978.

Dall’attenta lettura di dette dichiarazioni, opera eccelsa di famosi genetisti ed antropologi di tutto il mondo, si giunge con facilità, finalmente oggi, alla formidabile conclusione della natura irrazionale del razzismo, ossia della sua assoluta incomunicabilità con la ragione, legata semmai alla sua vera ed autentica unica genesi dell’ istinto umano, quello della violenza e dell’aggressività, preponderanti specialmente in quei gruppi sociali per nulla avvezzi o affini alla cura della cultura, dell’animo e dei valori dello spirito.

Per molto tempo e si può dire fino ad oggi, lo stesso antisemitismo è spiegato con indubbia superficialità con formule intellettive del più flaccido razzismo; sennonchè siffatto accostamento appare superfluo, nel senso che l’antisemitismo non trova la sua ragion d’essere solo ed esclusivamente in asserite ragioni biologiche o genetiche, anzi forse su queste false spiegazioni si è fatto una buona volta, oggi, finalmente giustizia e fatto rilevare la loro imbelle pretestuosità. Il francese Joseph Auguste de Gobineau, con il suo “Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane” e così l’inglese Houston Stewart Chamberlain (genero di Wagner) con il suo libro “I fondamenti del secolo XIX” e tutti i loro seguaci e cultori sono stati ridotti a persone che alla vera scienza non hanno mai dato nulla, giammai lustro, ma solo la loro ineffabile vanagloria personale.

La storia dell’antisemitismo, che è storia di sofferenze e di dolori e della tragicità di un popolo, sul quale sono state molte volte con dolo fatte deviare colpe e responsabilità, non è riuscita mai a dare spunti critici di riflessione su quanto è successo, se non di rappresentazione di innumerevoli episodi di cattiveria e di malignità, sempre più raccapriccianti.

Forse la vera ed unica ragione dell’antisemitismo sta solo nella natura maligna dell’uomo, quando questa riesce ad avere il sopravvento e distrugge tutti gli altri valori di spiritualità e d’amore. Non esistono cause specifiche proprie dell’ebreo o cause di natura socioeconomiche e politiche o cause prodotte dalla società o addirittura di profonda psicologia, come un efficace senso di “pulsione” interna.

L’unica possibile spiegazione forse potrà essere ricercata solo nell’amara constatazione della volontà degli ebrei di restare separati e del loro rifiuto di “mischiarsi” con gli altri popoli. Questa mancanza di socialità del popolo ebraico, che Tacito e Apione, il primo sommo storico della Roma imperiale, il secondo più modesto grammatico alessandrino, violento antisemita, ben conoscevano fin dall’antichità e così, nei tempi attuali, pure Giovanni Palatucci, eroico funzionario di Polizia, ogni giorno constatava nell’esercizio della sua funzione, insomma questo pressante esclusivismo sociale e religioso degli ebrei, che proviene solo dal loro credo e dalla loro fede, è forse l’unica vera spiegazione delle loro immani tragedie.

E’ necessario subito dire che siffatta pura e cristallina scelta di vita non può mai giustificare le violenti persecuzioni subite del passato ed, oggi, ancor più, quelle assurde azioni di sparuti gruppuscoli isolati, che tentano di porre in essere nei loro deliri, anche perché il popolo ebraico si sta decisamente aprendo con ingegnosa partecipazione alle nuove e smaglianti verità della Storia.

*già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

 

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