Un anno fa la rinuncia di Papa Benedetto, padre Lombardi: “Fu atto di governo”

di | 10 febbraio 2014 | mondo cattolico | 0 commenti

Nessuno, tra coloro che seguono costantemente le vicende della Santa Sede, ma hai pensato che Benedetto XVI abbia lasciato il ministero petrino per pavidità. Quello del Papa emerito, grande teologo e altrettanto umile Successore di Pietro, vittima di un linciaggio mediatico del quale molti operatori dovranno rispondere alla Storia, è stato “un grande atto di governo, cioé una decisione presa liberamente che incide veramente nella situazione e nella storia della Chiesa”. Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, definisce così la decisione di un anno fa da parte di Ratzinger: “Un atto di governo fatto con una grande profondità spirituale, una grande preparazione dal punto di vista della riflessione e della preghiera”.

“Trattandosi di una decisione inusitata – ha spiegato in una intervista alla Radio Vaticana – potevano esserci tutti i problemi o i dubbi sul che cosa avrebbe significato: come riflessi, come conseguenze per il futuro, come ricezione da parte del popolo di Dio o del pubblico”. Per il gesuita posta a capo della complessa macchina della comunicazione di Oltretevere “la chiarezza e la fede con cui Benedetto XVI si era preparato a questo gesto, gli hanno dato la serenità e la forza necessaria per attuarlo, andando con coraggio e con serenità, con una visione veramente di fede e di attesa del Signore che accompagna continuamente la sua Chiesa, incontro a questa situazione nuova che egli ha vissuto in prima persona, per diverse settimane e che poi la Chiesa ha vissuto, con l’avvicendamento e l’elezione del nuovo Papa”.

Il portavoce vaticano ricorda infatti che “erano secoli che non si aveva una rinuncia da parte di un Papa e quindi per la grandissima maggioranza delle persone si trattava di un gesto inusitato e sorprendente. In realtà, per chi accompagnava più da vicino Benedetto XVI, si era capito che aveva una riflessione su questo tema. Lo aveva detto già esplicitamente nella sua conversazione con Peter Seewald diverso tempo prima e quindi era un tema su cui egli pregava, rifletteva, valutava, faceva un suo discernimento spirituale”.

Non poteva mancare un riferimento alle immagini, molto suggestive, dell’incontro tra i due Papi: “Mi pare – ha detto padre Lombardi – che sia un segno molto bello e incoraggiante, della continuità del ministero petrino nel servizio della Chiesa”. Il direttore della Sala stampa vaticana si è poi soffermato sulla giornata tipo del Pontefice emerito, il quale “vive in un modo discreto, senza una dimensione pubblica; ma questo non vuol dire che viva isolato, chiuso come in una clausura stretta. Svolge una attività normale per una persona anziana religiosa: quindi una vita di preghiera, di riflessione, di lettura, di scrittura nel senso che risponde alla corrispondenza che riceve; di colloqui, di incontri con persone che gli sono vicine, che incontra volentieri, con cui ritiene utile avere un dialogo, che gli chiedono consiglio o vicinanza spirituale”. Quello che è venuta a mancare è la sovraesposizione mediatica.

Come credenti, prima ancora che come giornalisti che hanno la fortuna di svolgere un servizio di informazione a stretto contatto con gli organismi della Santa Sede, non possiamo che augurarci che Dio protetta Papa Francesco e Papa Benedetto che, con spirito davvero paterno, ci invitano ad affrontare le complesse sfide che ci attendono da veri cristiani, ponendo, cioè, Cristo al centro delle nostre vite, senza cedere alle lusinghe del potere e dei falsi profeti.

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