Un anno con Papa Francesco, la Grande Bellezza della Fede

di | 12 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

Papa

di Carmine Alboretti

Ci ha sorpreso tutti con quel saluto – “Fratelli e sorelle buona sera” – tanto banale quanto straordinario se a pronunciarlo non è una persona qualsiasi, ma il Papa appena eletto alla prima apparizione pubblica dalla “Loggia delle Benedizioni”. Giorno dopo giorno ha conquistato l’affetto di milioni di fedeli e non con la forza dei gesti, la tenerezza degli abbracci, la semplicità di vita, i discorsi privi di fronzoli.
Sono trascorsi appena dodici mesi, ma sembra passato un secolo dalla elezione di Francesco, il primo Pontefice non europeo della storia. L’elezione al soglio pontifico dell’ex arcivescovo primate di Buenos Aires, dopo la sorprendente rinuncia di Benedetto XVI, ha, in effetti, rappresentato un elemento di straordinaria novità. Per la Chiesa, e per il mondo, si è trattato di una svolta epocale.
Carismatico e dotato di una straordinaria capacità comunicativa, il Pontefice, sin dal primo momento, ha dato l’impressione di voler aprire un ciclo nuovo. In questo contesto si inserisce la scelta del nome: nessuno si era mai azzardato ad associare la propria figura al grande Santo di Assisi, amico dei poveri e dei derelitti e grande sostenitore del dialogo tra fedi diverse.
Evidentemente Bergoglio, eletto, come poi ha fatto intendere lui stesso nel corso della prima udienza concessa ai giornalisti accreditati per il Conclave, con un’ampia maggioranza, ha avvertito il peso di una responsabilità enorme ed ha pensato bene di caratterizzare il pontificato rivolgendo maggiore attenzione agli ultimi ed alle periferie del mondo ed esistenziali. Tutte le iniziative pastorali successive hanno risentito di questa impostazione. A parte la rinuncia ad indossare il crocifisso d’oro e l’anello cosiddetto “del Pescatore”, di una lega non preziosa – segnali esteriori importanti certo, ma non fondamentali – il Papa ha deciso, non a caso, di visitare Lampedusa in occasione della prima “uscita” ufficiale nel territorio italiano. Da lì ha lanciato un monito alla comunità internazionale, troppo distratta nei confronti del dramma dei migranti che, a bordo delle carrette del mare, raggiungono le nostre coste in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli, andando, spesso, incontro alla morte. Tra le priorità di Francesco vi è stata – e non poteva essere altrimenti – l’esigenza di trasparenza dello Ior, finito al centro, oltre che delle rivelazioni del corvo, anche di inchieste e scandali. L’ex cardinale argentino di origini piemontesi ha varato norme molto stringenti, in aggiunta a quelle già dettate dal suo predecessore per far sì che l’Istituto per le opere di religione torni alla sua originaria funzione, che è quella di sostenere l’azione della Chiesa al fianco dei più bisognosi e non certo quello di compiere speculazioni finanziarie.
Inoltre, recependo le istanze espresse dai cardinali durante le “Congregazioni generali” che hanno preceduto l’ingresso dei porporati elettori nella Cappella Sistina, ha avviato un ampio progetto di riorganizzazione della Curia romana ritenuta troppo autoreferenziale, istituendo un Gruppo di otto cardinali con il compito di avviare una riforma complessiva nella direzione sollecitata dai territori.
La prospettiva è quella di avere una Chiesa con meno burocrati e più pastori, in grado di rispondere alla grandi sfide del futuro. In appena un anno di governo, è riuscito ad imprimere una svolta necessaria, senza rotture ma in linea di continuità con il Predecessore, fratello nella preghiera e non presenza ingombrante da tenere nascosta. Questa, in fondo, è la Grande Bellezza della Fede.

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