Anna Fortugno: “Le mafie si battono con il lavoro”

di | 27 ottobre 2013 | legalità | 0 commenti

“Perseguire obiettivi di giustizia sociale e seminare legalità e benevolenza contro le strutture di odio e di potere occulto che tengono imbavagliate innumerevoli coscienze”.

Questa l’eredità che il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno (nella foto) ucciso, con cinque colpi di pistola, il 16 ottobre 2005 a Locri, nel giorno delle primarie dell’Unione, all’interno del seggio da un killer a volto coperto, ha lasciato alla figlia Anna ed alle persone di buona volontà che quotidianamente si impegnano per realizzare il bene comune, combattendo ogni forma di violenza e prevaricazione da parte della criminalità.

Anna FortugnoUn’eredità pesante, impegnativa. Che la giovane (nella foto accanto), medico come il genitore, ha accettato con senso di responsabilità ed equilibrio. Nelle sue parole non c’è odio o rancore, nonostante il dolore per quella perdita e per il modo in cui è maturata, ma speranza che un futuro di pace e benessere è ancora possibile.

 Dottoressa, a otto anni di distanza dall’omicidio i cittadini onesti della Calabria non hanno dimenticato Francesco Fortugno e il suo esempio di onestà e dedizione al bene comune. Come ha reagito la politica?

 La Politica reagisce! O almeno, quella onesta che si può ancora definire “politica” accanto alla propria gente, tenta di reagire con azioni rivolte al bene comune, al servizio, alla credibilità. Gli avvenimenti tragici hanno portato sgomento in questa terra di Calabria, che è terra martoriata, bagnata da sangue innocente, ma non ci possiamo arrendere per non dimenticare le tante vittime della malavita. Mio padre, così come tanti altri, lasciano a noi un’eredità importante: quella di perseguire obiettivi di giustizia sociale, di seminare legalità e benevolenza contro le strutture di odio e di potere occulto che tengono imbavagliate innumerevoli coscienze.

Consiglieri regionali arrestati, sindaci pesantemente intimiditi. C’é un modo per arginare il fenomeno delle infiltrazioni nelle istituzioni locali?

Contrastare il male col bene, confidando nell’onestà di tanti cittadini che credono ancora in valori come la pace, la comunione, la stima reciproca, la collaborazione vicendevole. E poi c’è bisogno di più presenza da parte dello Stato. La Politica è chiamata a creare occupazione. Solo dando lavoro si detronizza la delinquenza. Non servono, secondo me, crociate. Occorre piuttosto un cambiamento di mentalità e di cultura, dove il piccolo non sia più mangiato dal più grande, ma aiutato a crescere camminando sui propri talenti e la propria voglia di vivere. Se tali principi verranno rispettati, a cominciare da ogni singolo cittadino, allora si eviteranno quei fenomeni crescenti di infiltrazioni della “mala pianta” nelle istituzioni locali.

Da giovane impegnata in politica quale messaggio sente di dover lanciare ai suoi coetanei?

Un messaggio di speranza, innanzitutto: di credere che il cambiamento è possibile ed è a partire da noi stessi. Le proprie origini sono la forza giusta per dare una svolta decisiva al tempo attuale che è alla ricerca di novità e di prospettive più concrete e meno elitarie. Non bisogna scappare o dimostrarsi disinteressati, così presi da altre contingenze. E’ urgente restare e tenere duro. E poi, basta contrapposizioni. Non si può camminare da soli. Perché il Sud non sia più snobbato dal Nord, né lasciato emarginato e rinchiuso al suo destino. Solo stando uniti, invece, giovani e meno giovani, Nord e Sud, si possono affrontare e conquistare le tante sfide per il miglioramento di tutto il Paese e non solo di una parte. I giovani possono, devono garantire questo cambiamento, togliendo le fuliggini ad un “sistema” che sembra bloccato in maniera strumentale e voluta.

Che ruolo svolge la Chiesa in Calabria? É un punto di riferimento nella lotta alle mafie? 

La Chiesa resta il luogo educativo per eccellenza. E’ il punto di riferimento per tutti. Il suo ruolo deve essere quello di madre che accompagna i propri figli a scegliere la luce piuttosto che le tenebre, la non-violenza alla crudeltà. Purtroppo, in Calabria, sembra andare diversamente o almeno così viene fatto apparire, alcune volte. Insomma, talvolta viene da pensare che “si predica bene e si razzola male”. Non mi soffermo su particolari, sempre antipatici. Voglio citare solamente la “denuncia” partita da un’associazione calabrese per la legalità, che nelle settimane scorse ha pensato di rivolgersi direttamente a Papa Francesco, chiedendo “una seria azione di bonifica per quel che riguarda la lotta alla mafia”, in quanto “oggi in Calabria c’è chi consente i Sacramenti ai criminali, parrocchie che, da costoro, vengono sovvenzionate e malavitosi che sorreggono Santi e Madonne nelle processioni i quali si tramandano, di generazione in generazione, il diritto a portare sulle proprie spalle l’Immagine Sacra”.

Quale è l’insegnamento più importante che le ha lasciato suo padre?

Il 16 ottobre del 2005 hanno ammazzato mio padre e hanno reciso le mie radici più forti. La fedeltà ai valori come l’amore per la famiglia e alla propria terra. Dovevamo fare un sacco di cose insieme. Tutto finito in un soffio, e nella mia testa rimane quel grido seguito ai colpi di arma da fuoco che me l’hanno ucciso. Oltre, il silenzio, come se fosse un urlo per vivere con più intensità e meglio. Un caro amico mi ha inviato, tempo fa, questa frase di Sant’Agostino:”I morti sono esseri invisibili ma non assenti. Noi non li vediamo perché siamo avvolti in una nube oscura, mentre loro sono nella Luce e ci vedono. I loro occhi, pieni di gioia, sono fissi sui nostri, pieni di lacrime. Ci sono vicini, felici, trasfigurati”. E ancora più vivo è l’insegnamento più importante che mi ha lasciato: il rispetto delle regole per potere camminare sempre a testa alta. La sua mitezza, la sua onestà e il suo sorriso sono poi l’esempio che ha scolpito in chiunque lo ha potuto conoscere e stimare.

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