Ancora una tragedia in mare. L’immigrazione in Italia è ancora un tabù

di | 30 settembre 2013 | attualità | Commenti disabilitati su Ancora una tragedia in mare. L’immigrazione in Italia è ancora un tabù

di Ciro Balzano

migrantiÈ passato poco più di un mese dall’ultima tragedia consumata a pochi metri dalle coste orientali della Sicilia, a Catania, ma a quanto pare non è mai troppo presto per un nuovo dramma quando si parla di sbarchi. Questa volta lo scenario è diverso ma non troppo.

Sono 130 i chilometri che separano Scicli da Catania ma evidentemente le due città sono molto più vicine quest’oggi.
A trovare la morte tredici persone in tutto. Erano ad un passo da quello che rappresentava il loro traguardo. Un ultimo passo nella speranza di una vita migliore, diversa dalla vita da cui fuggivano ma non è andata così e sono andati in contro alla morte. Sul natante erano circa stipate 200 persone, immigrati in fuga dai loro paesi di origine.

A dare l’allarme sono stati alcuni turisti che hanno anche descritto come i probabili scafisti abbiano, con la forza e con le minacce, intimato ai migranti di gettarsi in acqua per poter farla franca.

mons. PeregoPer monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes: “nel 2013  sono già stati oltre 200  i morti accertati nel Mediterraneo: ogni giorno, 1 migrante ha trovato la morte mentre cercava di raggiungere l’Italia e l’Europa”.

Di qui l’ulteriore amara considerazione del presule che “le morti innocenti di migranti nel Mediterraneo non possono lasciarci indifferenti. Occorre riconoscere il lavoro fatto dalla Marina che nel 2013 ha già salvato quasi 3500 persone in mare. L’Italia e l’Europa non possono non guardare con una rinnovata attenzione a forme di cooperazione internazionale decentrata anche per le persone in cammino, oltre che a favore dei Paesi di provenienza, con maggiori risorse e rinnovati progetti”

Ancora una volta in mare, dunque, ed ancora una volta a morire sono i più deboli. Non è semplice arginare una situazione così critica e la sensazione che ogni giorno potrebbe ripetersi ancora una volta una tragedia come questa non fa che peggiorare questo scenario oltremodo preoccupante. In Italia l’immigrazione ed i problemi ad essa annessi sono ancora un argomento tabù. Ad oggi la nostra nazione rappresenta il terzo paese al mondo per numero di immigrati ed i continui sbarchi evidenziano come questo dato ogni anno possa subire decise modifiche.
Poche persone immaginano davvero cosa ci sia dietro ad una fuga clandestina dai propri luoghi cari e natii perché non hanno mai vissuto in un paese dimenticato dal resto del mondo e magari dominato da una cruenta guerra civile.  Eppure la maggior parte dei nostri concittadini ha la memoria troppo corta per sottostimare e tralasciare questa problematica innanzitutto sociale.
Eravamo noi che ai primi anni del XX° secolo emigravamo verso le terre cosiddette “nuove”, dato che nel nostro paese le aspettative di lavoro in alcune zone territoriali erano assenti e la maggior parte delle posizioni professionali era scarsamente remunerata. Allora attraverso viaggi estenuanti, in condizioni precarie si viaggiava alla volta della speranza, del lavoro e della fortuna che ci si voleva costruire.
Quello che si trovavano davanti era ben diverso da quello sognato. Pregiudizi, vessazioni, soprusi erano all’ordine del giorno semplicemente perché venivano considerati meno importanti anche della stessa popolazione nera.
Allora oggi come ieri si fugge per una motivazione: la sopravvivenza. Però oggi a farne le spese non sono più i cittadini italiani ed europei in generale ma i cittadini del sud del mondo. I pregiudizi continuano ad esserci, come continueranno ad esserci ancora queste tragedie, fino a quando qualcuno se ne occuperà con decisione partendo dalla consapevolezza che tutte le persone, al di là dell’appartenenza ad uno Stato, in modo inequivocabile, sono uguali senza alcuna distinzione.

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