Amnistia-indulto, il procuratore antimafia Roberti: attenzione ad estenderli a chiunque

di | 15 ottobre 2013 | giustizia | Commenti disabilitati su Amnistia-indulto, il procuratore antimafia Roberti: attenzione ad estenderli a chiunque
Franco-RobertiTiene banco la discussione sull’ipotesi di indulto e amnistia, suggerita dal presidente della Repubblica, per ridurre il sovraffollamento delle carceri. In commissione Giustizia al Senato ci sono diverse proposte in merito. Quelle firmate da Luigi Manconi del Pd (amnistia per tutti i reati commessi entro il 14 marzo 2013 con pena detentiva non superiore a quattro anni, indulto per tre anni, cinque se ci sono problemi gravi di salute del detenuto) e Luigi Compagna di Grandi autonomie e Libertà. La terza è del senatore Lucio Barani, sempre di Gal: amnistia per reati con pena massima a sei anni e indulto per condanne fino a cinque anni. Secondo le stime riportate dal messaggio del presidente Giorgio Napolitano, un indulto di tre anni farebbe uscire dal carcere almeno 24mila detenuti.
Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha detto che un obiettivo della legge potrebbe essere quello di toccare 20mila detenuti. Più complicato fare calcoli sull’amnistia, dipende da quali reati vengono inclusi nel provvedimento. Stime su come limitare il sovraffollamento carcerario e ipotesi di provvedimento dovrebbero arrivare anche dalle conclusioni dei lavori della Commissione costituita in giugno per gli interventi in materia penitenziaria. Da analizzare anche eventuali modifiche a leggi esistenti come l’eliminazione del reato di clandestinità dalla Bossi-Fini approvata per ora dalla Commissione Giustizia del Senato con l’emendamento di Cioffi e Buccarella, votato anche dai rappresentanti del Movimento 5 stelle, sconfessati da Grillo perché il tema non era nel programma. 
La situazione è emergenziale: secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria al 30 settembre  le carceri italiane ospitavano 64.758 detenuti, ma la capienza complessiva è di 47.615 unità. Il tasso di sovraffollamento è del 136 per cento. Gli stranieri sono 22.770. Più di 12mila detenuti sono in attesa di primo giudizio, altrettanti non sono stati condannati in via definitiva.
Dal canto suo, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha concesso un anno all’Italia, fino a maggio 2014, per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario. La sentenza è del gennaio scorso, in maggio è stato rigettato il ricorso italiano. Il sistema penitenziario è stato condannato per trattamento inumano e degradante. Alla data del 24 maggio l’Europa metterebbe in discussione 2.000 ricorsi di detenuti contro l’Italia.
Napolitano, nel suo messaggio dei giorni scorsi, ha definito la posizione italiana “umiliante sul piano internazionale per la violazione dei diritti umani dei detenuti”. Tuttavia bisogna fare attenzione a come applicare eventuali misure straordinarie e a non estenderle a chiunque (al di là della polemica sul caso del leader del centrodestra Silvio Berlusconi e la sua decadenza da senatore).
“Su indulto e amnistia non voglio esprimere il mio pensiero perché ognuno può avere le proprie legittime opinioni: al momento, peraltro, è materia all’esame in Parlamento. Desidero solo riportare un dato della mia esperienza, un monito per chi sarà chiamato a decidere: Nel 2006 fu varato l’ultimo indulto e allora non si fece distinzione tra i reati, anche comuni, commessi da mafiosi e da quelli di criminali normali. Alla fine, questi tre anni furono regalati pure ai mafiosi, che uscirono in massa dal carcere”. Questo l’avvertimento del Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti parlando con gli studenti a Palermo. “Come diretta conseguenza di quella scelta, a Napoli si crearono situazioni gravi, con omicidi e sparatorie – sottolinea il magistrato – allora lo segnalai, con l’auspicio che in futuro si distinguesse tra i reati commessi da criminali comuni e reati commessi da mafiosi”.
L’ultima amnistia, invece, risale al 1990, quando bastava la maggioranza semplice in Parlamento per l’approvazione.

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