Allarme del procuratore antimafia: “Il deep web è il nuovo territorio della criminalità”

di | 27 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

Roberti

di Pierluigi Zaccaria

“Nel mondo sono state censite più di 300 cellule della mafia italiana. Se ci fosse una maggiore cooperazione si potrebbe risalire ai finanziatori dei traffici di droga, che sono il loro più grande business”. E invece, “contro i reati transnazionali abbiamo le armi spuntate, per mancanza di cooperazione internazionale e per la diversità delle legislazioni penali”. Non ha dubbi il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: per incappare in uno dei più grandi ostacoli nelle indagini contro la criminalità organizzata basta guardare all’Europa, dove ci sono Paesi che ancora non hanno regole contro la mafia. Roberti ne ha parlato ieri pomeriggio alla Sapienza di Roma nel corso della presentazione del volume “Il riciclaggio come fenomeno transnazionale: normative a confronto”, a cura di Ranieri Razzante e con la prefazione del direttore dell’Unità di informazione finanziaria Claudio Clemente.
Oltre ad auspicare presto la creazione della figura del procuratore europeo (ai sensi dell’art.86 del Trattato di Lisbona, mai attuato), Roberti ha sottolineato come altro territorio franco per la criminalità sia diventato il cosiddetto deep web, ossia il web sommerso, dove “si stimano girino 3-400 miliardi di documenti non raggiungibili altrimenti, grazie al supporto di server situati in Paesi che non collaborano”.
Del resto, il riciclaggio muove un giro d’affari di oltre 140 miliardi di euro, ossia il 10% del Pil nazionale, contro una media europea pari al 5%, almeno stando alle stime del Fondo Monetario Internazionale. Insomma, la più grande industria del mondo, che non conosce crisi.
Nell’incontro di ieri, dunque, è stata da più parti lamentata la mancanza di uniformità delle regole sull’antiriciclaggio, anche per la resistenza, come ha denunciato la presidente della Commissione antimafia dell’Unione Europea Sonia Alfano, di Stati “come la Germania e l’Inghilterra nel prevedere la punibilità del riciclaggio”. Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri ha quindi ribadito come sia “ormai giunto il momento che il Governo e il Parlamento approvino le norme contro l’autoriciclaggio”; ha auspicato “norme più snelle sul sequestro e confisca dei beni ai mafiosi” e una “maggiore speditezza dei processi per associazione a delinquere di stampo mafioso e finanziamento al terrorismo”.
I vertici delle forze dell’ordine presenti (Giuseppe Bottillo, comandante nucleo speciale Polizia tributaria della Guardia di Finanza; Raffele Grassi, direttore del servizio centrale operativo della Polizia di Stato e Mario Parente, comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri) hanno chiesto che si intervenga a livello legislativo europeo contro i paradisi fiscali e le legislazioni del Paesi non cooperativi: Bottillo ha sottolineato come sia proprio “la city londinese uno dei centri di smistamento del sistema offshore”.
E infatti, come ha spiegato il direttore dell’Uif Claudio Clemente, “la collaborazione dei soggetti obbligati dalla legge a segnalare le operazioni sospette sta portando buoni frutti”. I numeri relativi alle segnalazioni arrivate all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) sono eclatanti: nel primo semestre del 2013 (ultimo dato disponibile) le segnalazioni analizzate sono state 52.317, con un aumento del 267,7 per cento rispetto al 2012, quando erano già aumentate nel 2012 rispetto al 2011 del 207 per cento.
Il curatore del libro, Ranieri Razzante (docente di legislazione antiriciclaggio all’Università di Bologna e Presidente Aira – Associazione italiana responsabili antiriciclaggio), ha infine rilanciato l’allarme sulla moneta digitale, i bitcoin, e le nuove tecnologie sui sistemi di pagamento. “Il fatto che non siamo normate – ha spiegato Razzante – apre delle vere e proprie praterie a disposizione del riciclaggio internazionale”.

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