Allarme Censis: l’Italia è sull’orlo del baratro

di | 6 dicembre 2013 | attualità | 0 commenti

di Ciro Balzano

censisAnche quest’anno, ormai giunto alla sua 47esima edizione, arriva puntuale il Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Il Centro studi investimenti sociali ha saputo analizzare per tutto il 2013 la società italiana, evidenziando le problematiche legate indissolubilmente a numerose variabili micro e macrosociali profondamente mutate nel corso degli anni, anche per effetto delle numerose crisi economiche, politiche e sociali che hanno investito radicalmente anche la nostra nazione. Ciò che ha evidenziato pragmaticamente il Centro è la persistenza nel nostro Paese di tre tematiche, o convinzioni, che si sono statuite con estremo parossismo, anche per l’azione propagandistica dei vari media. La “convinzione” maggiormente evidenziata dal Censis che è radicata ormai nel senso comune è che “L’Italia è sull’orlo del baratro”, poi che “le problematiche derivano dal grado di instabilità” e che “non abbiamo una classe dirigente capace di evitare un collasso epico per l’Italia”.

Ma “l’abisso non arriva, l’instabilità è perennemente presente e la classe dirigente resta sempre inadeguata”. In una situazione di paradossale sconforto ora versa l’Italia tutta e purtroppo “non si costruisce nessuna classe politica attraverso annunci di catastrofe imminente e immessi a ritmo continuo, oppure con annunci su ennesimi ed eventuali sacrifici a cui sottoporre i cittadini”.
Il problema della rappresentanza politica che si coniuga come una ricerca forsennata di un tramite tra mondo politico e le problematiche insolute della cittadinanza resta probabilmente ancora oggi un elemento di difficile compimento nel nostro paese. L’assenza di una reale leadership collettiva, rende il tutto più difficile.

Come sottolineato nel Rapporto Censis, in questi ultimi anni c’è stata una sovrabbondanza di idee, di progetti, di manovre e di parole, ma di fatti davvero pochi e l’unico “processo” ancora in atto nella nostra società è stato quello di “sopravvivenza”. Processo questo che ha evidenziato come la società italiana nei momenti bui sappia, al netto della mediocre classa politica, dare il meglio.
L’atto di attingere al plesso valoriale presente nella cultura collettiva del passato, oppure il semplice atto di mutare i propri comportamenti e la conseguente propensione a riposizionare interessi e comportamenti probabilmente rappresentano la base sulla quale l’Italia ha avviato il processo di sopravvivenza in relazione ai pericoli del nostro tempo, ma evidenzia il Censis, non bisogna essere legati sempre a logiche di sopravvivenza perché si potrebbe correre il pericolo di restare “impantanati” nell’insieme dei comportamenti adattivi, che in tempo di crisi possono aiutarci, ma in una fase di espansione limitano la singolare capacità di innovazione di ogni individuo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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