Al Sud in una famiglia su due c’è un giovane “Neet”

di | 30 dicembre 2013 | attualità | 0 commenti

neetLa crisi sta spegnendo le speranze dei giovani senza lavoro. Ma aumentano anche quelli che proprio non lo cercano. Si chiamano “Neet”: non lavorano, non studiano e non fanno formazione e in quasi due milioni di famiglie (1.967.888 per l’esattezza, cioè il 28,9% di quelle con almeno un componente di 15-29 anni) c’è almeno un Neet tra i suoi membri e il 12,7% ne ha addirittura più di uno. Le percentuali più preoccupanti si registrano nelle maggiori regioni del Sud, dove in quasi una famiglia su due c’è un Neet: in Calabria (42,4%), Sicilia (44,8%), Campania (42,9%), e Puglia (39,2%).
La crisi economica ritarda inoltre l’emancipazione giovanile: nel 2012 quasi 4,7 milioni di ragazzi di 20-29 anni vivono con i loro genitori, di cui il 14,7% (690 mila) sono disoccupati, il 31,6% (1,5 milioni) inattivi che studiano e il 13% (610 mila) inattivi che non studiano. Emerge dal rapporto “Famiglie e lavoro 2013” curato da Italia Lavoro, che mette in luce il pesante impatto della crisi sulle famiglie dal punto di vista della condizione occupazionale. Complessivamente, oltre il 20% (pari a 5.544.239 famiglie) del totale delle famiglie italiane ha almeno un componente in difficoltà (disoccupati, lavoratori a termine, in cassa integrazione, in part time involontario); il 3,2% ne ha almeno uno in estrema difficoltà: in 809.98 famiglie c’è infatti almeno una persona che a un anno dalla perdita del lavoro non e’ riuscita a trovarne un altro.
“La crisi non solo impoverisce le famiglie, ma ne cambia gli equilibri – sostiene il presidente di Italia Lavoro, Paolo Reboani – e crea tensioni nella cellula fondamentale della società. Le famiglie sono colpite da fenomeni come lo scoraggiamento giovanile, l’inattività e la tendenza a rimanere nella casa dei genitori ben oltre i tempi fisiologici: su dieci famiglie con un giovane di 20-29 anni, quasi tre hanno un Neet al loro interno e sono oltre 600 mila gli inattivi di questa età che non studiano”. “Per invertire la tendenza occorrerebbe un colpo di reni attraverso tutti gli strumenti di politica economica, ma sappiamo che le risorse disponibili non bastano a fronteggiare un’emergenza di questo genere. Una prima risposta potra’ tuttavia arrivare dall’attuazione della Garanzia giovani, da gennaio 2014, con l’utilizzo di fondi europei e nazionale per allargare il bacino di utenza dei servizi per il lavoro e potenziare il ruolo della scuola come punto di primo orientamento”, conclude Reboani.

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