Agenzie fiscali, Boiano (Dirstat): la fusione è stata un errore. Ma si può rimediare subito

di | 31 marzo 2014 | politica | 0 commenti

BoianoContinua a tenere banco per i suoi effetti negativi sulla vita dei cittadini contribuenti il problema della fusione delle Agenzie fiscali disposto dal governo Monti in barba agli appelli a desistere sollevati dalle competenti commissioni parlamentari. Vi è però una scappatoia che consentirebbe alla compagine del premier Matteo Renzi di rimediare. Si tratta del comma 4 dell’articolo 1 della legge 23 del 11/3/2014 che contiene la delega al governo per varare un sistema fiscale più equo e trasparente.  La norma prevede un monitoraggio periodico ogni quattro mese della incorporazione con obbligo di relazionare alle competenti Commissioni parlamentari per materia indicando anche eventuali modifiche legislative.

“Renzi – spiega il vicesegretario generale della Dirstat, Pietro Paolo Baiano – può se vuole rimediare al grave errore commesso a patto che siano i dirigenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha l’alta vigilanza sulle agenzie fiscali a fare i controlli del caso”. Una precisazione che sembrerebbe pleonastica ma che, in realtà, non lo è perché, come nè stato denunciato da diversi parlamentari, il Mef ha delegato la risposta ad alcune interrogazioni sull’accorpamento delle agenzie fiscali alla stessa Agenzia del Territorio.

Nel momento in cui dilaga l’evasione fiscale – ed è, dunque, richiesta una stretta nell’azione di accertamento e controllo, l’Amministrazione finanziaria si è dovuta caricare della integrazione di due realtà completamente diverse tra loro: da un lato l’Agenzia delle Entrate, forte di un organico di circa 33.000 funzionari e dirigenti preposti alla gestione dei tributi ed al contrasto alla evasione, dall’altro l’Agenzia del Territorio con 9.000 dipendenti, funzionari e dirigenti, per lo più tecnici, chiamati a svolgere i servizi relativi al catasto, i servizi geotopocartografici e quelli relativi alle conservatorie dei registri immobiliari. Insomma due strutture che non solo non hanno nulla in comune ma che possono entrate in conflitto di interessi, in quanto il personale dell’Agenzia del Territorio, essendo tenuto a svolgere l’attività di estimo, ossia il calcolo del valore da attribuire a qualsiasi bene economico, deve essere indipendente da qualsiasi logica fiscale.

In nessun Paese della Ue l’Ente impositore coincide con quello accertatore per evidenti motivazioni di incompatibilità delle funzioni che devono restare separate in modo da garantire la corretta applicazione del regime fiscale e tributario nell’interesse dei cittadini. Ma non finisce qui. L’accorpamento di due strutture di così grandi dimensioni non produce alcun risparmio di tipo economico, come era nelle intenzione dei professori. Al contrario provoca, addirittura, un aumento dei costi. L’operazione, infatti, non è avvenuta eliminando le duplicazioni di funzioni o snellendo le competenze ma, molto più empiricamente, aggiungendo all’Agenzia delle entrate quella del Territorio che è stata soppressa solo nel nome, non nelle competenze. Grazie al Governo Monti ed a quello guidato da Enrico Letta – che non ha cambiato le cose – esistono due strutture apparentemente simili: l’Agenzia delle Entrate e del Territorio e l’Agenzia delle Entrate – Ufficio territoriale. Se a ciò aggiungiamo che, nei capoluoghi di provincia, esiste l’Ufficio Territoriale del Governo (la Prefettura) ben si possono comprendere la difficoltà del cittadino medio di individuare il proprio interlocutore. Il povero contribuente, prima di individuare la persona in grado di rispondere ai propri quesiti, dovrà attraversare la città di residenza da un capo all’altro con dispiego di energie, risorse economiche e di stress.

La legge delega offre una scorciatoia per rimediare all’errore. Il difficile è stabilire se Renzi, con i mal di pancia scoppiati all’interno del suo esecutivo, riuscirà a migliorare la vota dei cittadini/contribuenti.

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