Acqua, ogni italiano ne “beve” oltre seimila litri al giorno

di | 20 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

acquaNonostante la crisi, complici le cattive abitudini e enormi risorse a disposizione, gli italiani sono spreconi di un bene solo apparentemente poco prezioso: l’acqua. Attraverso gli alimenti, importati e non, l’impronta idrica – cioè l’uso diretto e indiretto – in Italia si attesta sui 132 miliardi di metri cubi di acqua l’anno, oltre seimila litri pro capite al giorno. Lo rileva uno studio del Wwf lanciato in occasione della Giornata mondiale dell’Acqua del 22 marzo che mostra quanta acqua è nascosta nel cibo prodotto in Italia o importato, in una fettina di carne, nella pasta o nella frutta esotica.

Il risultato è che siamo il terzo Paese importatore al mondo di acqua “virtuale” o nascosta nei cibi “stranieri”, con 62 miliardi di metri cubi l’anno. Il rapporto ”L’impronta idrica dell’Italia” si inserisce all’interno del percorso del Wwf verso l’Expo 2015 che vedra’ l’associazione impegnata, in qualità di Civil Society Participant, in una serie di iniziative per portare il tema dell’alimentazione sostenibile all’attenzione di istituzioni, imprese e cittadini nell’ambito del programma ”One planet food”.

A seconda di dove avvenga effettivamente l’utilizzo dell’acqua, il report distingue due componenti: l’impronta idrica della produzione (volume totale di acqua dolce utilizzato all’interno dell’Italia per i beni prodotti nel nostro territorio) e l’impronta idrica del consumo (volume totale di acqua dolce utilizzato per tutti i beni consumati dagli italiani, inclusa l’acqua impiegata in altri Paesi per produrre le merci importate).
L’impronta idrica della produzione in Italia ammonta a circa 70 miliardi di metri cubi di acqua l’anno.

L’agricoltura è il settore economico più assetato d’Italia con l’85% dell’impronta idrica della produzione, comprendendo l’uso di acqua per la produzione di colture destinate all’alimentazione umana e al mangime per il bestiame (75%), e per pascolo e allevamento (10%). Il restante 15% dell’impronta idrica della produzione è suddiviso tra produzione industriale (8%) e uso domestico (7%).

L’impronta idrica dei consumi in Italia è di circa 132 miliardi di metri cubi di acqua l’anno (oltre seimila litri pro capite al giorno) e comprende anche l’acqua nei beni importati. Da solo, il consumo di cibo (che include sia prodotti agricoli sia di origine animale) contribuisce all’89% dell’impronta idrica totale giornaliera degli italiani. Il consumo di acqua per usi domestici (per pulire, cucinare, bere, etc.) è solo il 4% dell’acqua che consumiamo ogni giorno, mentre l’acqua ”incorporata” nei prodotti industriali rappresenta il 7%.

I prodotti di origine animale (compresi latte, uova, carne e grassi animali) rappresentano quasi il 50% dell’impronta idrica totale dei consumi in Italia. Il consumo di carne, da solo, contribuisce a un terzo dell’impronta idrica totale. La seconda componente principale dell’impronta idrica è generata dal consumo di oli vegetali (11%), cereali (10%) e latte (10%).

In Europa, l’Italia è tra i Paesi con la maggiore impronta idrica, essendo del 25% più alta della media dell’Unione europea, che ammonta a 1.836 metri cubi pro capite l’anno, ed essendo più alta anche rispetto alla maggior parte dei Paesi vicini, come Francia e Germania.

A livello globale, l’impronta idrica dell’Italia è il 66% più alta della media mondiale, che ammonta a 1.385 metri cubi pro capite l’anno. L’Italia si classifica come il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo (circa 62 miliardi di metri cubi l’anno), dopo Giappone e Messico e subito prima di Germania e Regno Unito. Questo quantitativo di acqua virtuale è equivalente a quasi una volta e mezzo il deflusso annuale del Po.

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