A Roma il Congresso della Società di anestesia e rianimazione neonatale e pediatrica

di | 13 novembre 2013 | sanità | 0 commenti

logoC’è grande attesa da parte degli addetti ai lavori per la 17esima edizione del Congresso Nazionale della Società di anestesia e rianimazione neonatale e pediatrica italiana che si terrà presso l’hotel Midas di Roma dal 14 al 16 novembre. Tanti gli argomenti all’ordine del giorno: dalle novità nella sedazione pediatrica a come ottenere il meglio dal monitoraggio in anestesia; da come rendere sicuro il paziente pediatrico in sala operatoria a quale gestione in pronto soccorso.

Ma la grande novità di questa edizione, che ha come presidente del Congresso il professor Giorgio Conti, dell’Istituto di anestesiologia e rianimazione, terapia intensiva pediatrica dell’università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico Gemelli, sono i corsi di simulazione avanzata ad alta fedeltà come strumenti formativi innovativi. Di particolare rilievo quello che fornirà i principali i concetti di CRM(Crisis Resource Management). Ci sarà la possibilità di praticare almeno due casi clinici simulati della durata di 20/ 30 minuti in cui i discenti, su base volontaristica, saranno chiamati a svolgere i loro abituali ruoli professionali. Si potranno cimentare cinque o sei persone per volta, mentre il resto dei partecipanti seguirà in diretta su uno schermo il caso clinico. Di particolare interesse gli interventi congressuali sul dolore acuto pediatrico.

“In passato – riferisce Marina Sammartino, vicepresidente del Congresso – c’era la convinzione che i bambini molto piccoli, soprattutto i prematuri, non avessero le strutture organiche per percepire il dolore e che, quelli più grandi, pur avendo esperienze dolorose, tendessero a dimenticarle. Questa è stata la prima ragione per la quale l’anestesia nei bambini è stata poco praticata in passato”. “Oggi, fortunatamente, – continua la studiosa che lavora presso l’Istituto di anestesia e  terapia intensiva del Policlinico Gemelli – la situazione è cambiata: ampie conoscenze scientifiche hanno dimostrato che il bambino possiede le strutture di percezione del dolore già dalle prime settimane di vita intrauterina e quindi deve essere difeso dalle esperienze dolorose, le quali possono avere importanti ripercussioni a breve e lungo termine già semplicemente, abbassando la soglia del dolore in quel determinato bambino nella sua vita futura”. “L’anestesia pediatrica – conclude l’esperta – ha allargato decisamente i suoi confini anche fuori dal perimetro della sala operatoria, in Radiologia, in Pronto Soccorso, nelle Terapie intensive e addirittura negli ambulatori”.

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