A proposito del concetto di democrazia

di | 2 agosto 2013 | tribuna aperta | Commenti disabilitati su A proposito del concetto di democrazia

di Mario Di Vito*

Scuola_di_AteneDiciamo innanzi tutto, subito, con estrema franchezza, che, oggi, nei tempi contemporanei, noi tutti cominciamo ad avere una concezione moderna della democrazia, del tutto diversa da quella classica, ad iniziare dal sommo filosofo Platone.

Non tanto sul piano strettamente storico, razionale e filosofico, seppure avvincente per tante sue accertate modernità, ma quanto per la formazione di una nuova realtà umana, che nel corso di quarantasei secoli, si è oggi creata, meravigliosamente consapevole di aver finalmente oramai conquistato i valori eterni della dignità e della libertà per tutti gli uomini e per tutte le donne, in assoluto.

La Repubblica di Platone, pur assimilando i principi della democrazia nella sua più piana teorizzazione, è finalisticamente tendente ad uno statalismo puro ed esagerato, che prevede per tutti i componenti di ogni Comunità un’attentissima e precisa regolamentazione di tutte le loro possibili relazioni, per cui appare agli occhi dello studioso più che una “utopia”, com’è stata sempre generosamente definita, una vera e propria”soffocazione” di tutta l’umanità nella sua interezza e nelle sue aspirazioni congeniali. Infatti, sottintende una spettacolare divisione della stessa società in classi, una loro esasperata e rigida diversificazione nelle attività lavorative e soprattutto presuppone una inaccettabile disuguaglianza naturale del genere umano.

Le conseguenze, ancorchè distruttive di ogni afflato d’amore e di fraternità, sono facilmente rintracciabili nell’assurda divisione del lavoro, energicamente professata, che stabilisce ferreamente che gli uomini devono svolgere solo quell’impegno lavorativo a loro naturale, per il quale dimostrano di possedere una specifica e spiccata attitudine.

Come si dice oramai negli appositi cenacoli, la gestione del potere spetta solo ed esclusivamente alla parte “aurea” della società di una determinata Comunità, cioè solo ai filosofi, gli unici detentori fortunati della saggezza, giammai ad altre persone, poco avvezze o addirittura aliene a siffatto esercizio di virtù.

Il progetto platonico dei sapienti a reggitori dello Stato, giammai da affidare a quelli provenienti da un famoso casato o da una invincibile forza o dal potere economico, è stato, nella corsa del tempo passato, sempre portato accanitamente avanti, con tenacia e con affezione, ma soprattutto con la convinzione che questo progetto costituisse l’unica risultanza storica possibile.  Infatti, Aristotele, Locke, Rousseau, Marx e tanti altri eminenti cultori, fra cui il nostro presente, Norberto Bobbio, hanno sempre diffusamente discusso della possibilità della concreta realizzazione di siffatte speculazioni, elaborando trattati e saggi di altissimo valore scientifico, come l’ultimo saggio di Bobbio, tra liberalismo e democrazia, “Il futuro della democrazia”.

Sennonché, oggi, dobbiamo tutti insieme “sapientemente” convenire su una nuova, fulgente realtà storica, che può ben presto assurgere alle funzioni per i tempi futuri di un vero e proprio, autentico postulato o meglio di una regola universale, sacrosanta e vera, valida per tutti e per l’eternità. Il popolo, la gente e tutti i suoi componenti, appena da pochi decenni, ma dopo infinite tragedie, guerre, genocidi e dolorosissime lotte, hanno finalmente vinto tutte le asperità di un’atavica soccombenza, conquistando la libertà, la dignità, l’uguaglianza, la sovranità, per la propria esistenza. Solo un filosofo moderno, Karl Raimund Popper, nella sua opera “La società aperta e i suoi nemici”, ha intuito questi immensi valori della società democratica contro ogni regime “chiuso”, aristocratico, oligarchico e dispotico, addirittura tirannico.

Concludendo, dunque, si può oggi dire per evitare che la democrazia nella sua forma degenerativa conduca a regimi corrotti, autoritari ed oligarchici e perché ne sia impedita definitivamente ogni sua dannosa proliferazione, sono necessarie immediate, continue e costanti riforme strutturali, fra le quali primeggia ancora, ad esempio, quella di un diretto e rigoroso “controllo” da parte di un ristretto numero di cittadini, eletti per una sola volta, per un breve prefissato periodo, per tale essenziale loro incombenza e mai più rieleggibili e mai più nominabili per qualsiasi altro incarico, su tutte le Istituzioni, su tutte le Amministrazioni pubbliche, centrali e periferiche, sulla stessa Magistratura, sugli stessi Sindacati, sullo stesso, tutto intero, apparato ordinamentale, che spesso, per la sua anacronistica, superficiale e banale mediocrità di contenuti e di proposte, si compiace di rimpinguare illecitamente i patrimoni personali di molti dei propri capi cordate, dei propri componenti, dei propri eterni dirigenti.

Solo così, tramite queste continue ed indispensabili misure innovative, si può realizzare sempre di più l’effettiva partecipazione, sentita e corretta, del popolo sovrano, quale unica e valida risorsa umana alla vita sociale, politica e spirituale del nostro amato Paese.

*già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

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