A Napoli apre “La Casa del Giornalista” in un bene confiscato alla camorra

di | 26 novembre 2013 | editoria | 0 commenti

LOGOPer la prima volta in Italia dei giornalisti prendono in carico la gestione di un bene confiscato alla camorra. Non si tratta, però, di un ente istituzionale, come l’Ordine professionale, ma di un gruppo che raccoglie i giornalisti precari, quelli, cioè, che, tra mille difficoltà e impedimenti di ogni genere, inseguono il sogno di vivere dignitosamente di questo mestiere. E che si mettono in gioco quotidianamente esponendosi al rischio di ritorsioni da parte della criminalità organizzata. A Napoli e in provincia sono davvero tanti. Si accontentano di rimborsi spese o della gestione di uffici stampa occasionali, non hanno le ferie pagate, né altre tutele, specie per le querele ed i cosiddetti maxirisarcimenti (che oggi vanno molto di moda tra i politici), eppure da loro i colleghi ipergarantiti pretendono il massimo. Sempre e comunque.

Il 29 novembre – con l’apertura della “Casa del giornalista” all’interno di un bene confiscato alla camorra – verrà lanciato un segnale forte. Non soltanto all’esterno, ma anche all’interno della categoria degli operatori della informazione i quali non potranno più far finta di non vedere e di non sentire quello che accade. Il coordinamento dei giornalisti precari della Campania ha raggiunto il traguardo prefissato non senza difficoltà, tra minacce e lungaggini burocratiche. Alla conferenza stampa di inaugurazione sono stati invitati il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, il prefetto di Napoli, Francesco Musolino, il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, il presidente dell’ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli e il presidente dell’associazione napoletana della stampa, Enzo Colimoro.

“La Casa del Giornalista” sarà un luogo dove stimolare il dialogo sul difficile mestiere del professionista dell’informazione, tra precariato e nuovi media. L’auspicio, al di là dei proclami, è che sia l’avvio di un processo di crescita e maturazione della categoria e di una vera inversione di tendenza nei confronti dei tanti cronisti sconosciuti che, grazie ai loro sacrifici, consentono alle più importanti realtà editoriali del territorio di “coprire” i fatti più importanti che avvengono lungo la fascia costiere e le pendici del Vesuvio.

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